domenica 16 luglio 2017

Le nostre vacanze nelle Marche, raccontate dai bambini

In questa settimana, i bambini/ragazzi hanno tutti lavorato su elaborati e rappresentazioni delle nostre vacanze.
Ognuno a modo proprio, a seconda dell'età, dello stile, della sensibilità individuale.
Tommaso, Giovanni e Camilla hanno scelto di raccontare la loro settimana, focalizzando l'attenzione su ciò che gli è piaciuto di più.
Tommaso, per la prima volta, ha scritto pensierini di suo pugno, senza alcun aiuto.

TOMMASO
Poi... ha fatto cinque disegni sui momenti per lui più significativi della vacanza.
Tommaso che nuota nel mare azzurro (senza braccialini, perchè in quella settimana ha imparato a stare a galla da solo!)

La tartaruga rilasciata in mare, durante il Tarta-day

Tommaso (e Pepe, che in realtà non era con noi in quella visita) alle Grotte di Frasassi, tra stalattiti, stagmiti e gocce che colavano dalll'alto.


Tommaso in rosticceria, mentre si gusta totani, calamari e gamberetti fritti.

Tommaso nella camera della nostra casetta", mentre gioca con gli amati Lego.


GIOVANNI
Tema
Vacanza nelle Marche
Pochi giorni fa sono stato in vacanza nelle Marche.
Siamo partiti alle 6:15 del mattino ed arrivati a Marcelli di Numana alle 10:45.
Il nostro appartamento era molto grande.
Camera mia e di Tommaso era in un seminterrato: avevamo un letto matrimoniale e un bagno tutto per noi.
Tra tutte le cose che abbiamo fatto, le mie preferite sono state il concerto di Francesco Gabbani e il Tartaday.
Al concerto, Gabbani ha cantato tutte le sue canzoni e grazie a me io e la mia famiglia siamo riusciti ad andare molto avanti.
Il Tartaday consisteva in un giro sul battello che portava alla Spiaggia delle Due Sorelle e qui hanno liberato la tartaruga di cui si stavano occupando nei mesi precedenti.

Questa vacanza mi è piaciuta molto, non vedo l’ora di tornare.


CAMILLA
Tema
Vacanze al Conero
Il 1° luglio siamo partiti per la vacanza al Conero.
Siamo arrivati in casetta a Marcelli e la casa era molto bella: c’erano tre camere da letto, due bagni, una cucina, una sala e un grande giardino.
Il mare era bello e azzurro.
Abbiamo fatto tante cose: la sera del viaggio siamo andati al concerto di Gabbani; domenica siamo andati a Loreto; lunedi’ a vedere la tartaruga nella spiaggia delle Due Sorelle e hanno liberato la tartaruga in acqua.
Il 4° giorno siamo stati alla spiaggia di San Michele: era molto bella e l’acqua era cristallina.
Il 5° giorno siamo andati in un museo e alle Grotte di Frasassi: erano molto grandi e faceva molto freddo.
Alla fine di tutto siamo andati alla spiaggia Urbani e a quella  di Portonovo.
L’ultima sera siamo andati al cinema e il giorno dopo siamo partiti e arrivati a casa.
E’ stata una vacanza in cui mi sono divertita molto e ho conosciuto tanti amici.



Mariangela e Margherita hanno scritto scegliendo l'esperienza del Tarta-day.
Per  Mariangela, un "tema classico" e un simpatico disegno; Margherita ha invece pensato di scrivere un "articolo" sulle tartarughe marine, partendo dalle spiegazioni dell'operatrice della Fondazione cetacea di Riccione e andandosi poi a documentare su alcuni altri aspetti.

MARIANGELA
Tema
Il Tarta-day alla Spiaggia delle Due Sorelle
Io lunedì 3 luglio, durante la mia vacanza, ho assistito al Tarta-day.
Il Tarta-day è organizzato dalla Fondazione Cetacea di Riccione: esso consiste nel rilascio in mare di una tartaruga precedentemente ferita o piaggiata a causa del freddo.
La “liberazione” è avvenuta nella spiaggia delle Due Sorelle, la spiaggia più bella della riviera del Conero.
Il bello di questa spiaggia è che sia raggiungibile solo con un traghetto e che sia completamente incontaminata.
Durante il viaggio in motonave un membro dell’associazione ci ha spiegato della storia di Big Turtle Life, cioè la tartaruga protagonista di quella giornata.
Come spesso accadde, Big Turtle Life è stata trovata in ipotermia a gennaio del 2017.
Dopo un lungo trattamento, la tartaruga si è rimessa in salute.
Arrivati, i biologi hanno fatto vedere a  tutti i presenti la tartaruga, che era veramente grande.
Dopo poco l’hanno rilasciata in mare e lei ha nuotato velocemente.

Dato che  io adoro gli animali, soprattutto quelli marini, ho trovato questa avventura molto interessante anche perchè la tartaruga esprimeva molta tenerezza.

MARGHERITA
Tema
LE TARTARUGHE MARINE
Dal Libro della Genesi:
«Dio disse: “Sia la luce”.
E la luce fu.
Dio vide che la luce era cosa buona, e separò la luce dalle tenebre.
Chiamò la luce giorno e le tenebre notte.
E fu sera e fu mattina: primo giorno.
Dio disse: “Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”.
Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che sono sopra il firmamento.
E così avvenne.
Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio disse: “Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto”.
E così avvenne.
Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare.»

Fin dall’inizio del mondo, l’acqua è sempre stata la culla della vita.
Fu nell’acqua che si svilupparono le prime forme di vita semplici, microbi, batteri ed esseri monocellulari.
Se oggi esiste la straordinaria, incredibile e lussureggiante varietà di esseri viventi che popolano il nostro pianeta, lo dobbiamo all’acqua.
Quando pensiamo a questo elemento, dobbiamo ricondurlo alla parola forse più importante per l’essere umano: Vita.
Fin dalla preistoria, ancora prima che Dio creasse l’Uomo e lo mettesse al di sopra di ogni altro essere vivente, la Terra era già popolata: si calcola ad oggi che abbia circa 4,54 miliardi di anni.
Oltre alle forme acquatiche, la vita era sviluppata naturalmente anche sulla terra, principalmente abitata all’epoca da grandi rettili, come possono essere i dinosauri.
La presenza delle tartarughe, diffuse ad oggi in tutti i continenti tranne l’Antartide, si presuppone risalga a più o meno 220 milioni di anni fa, ovvero alla tarda età Triassica.
A differenza dei dinosauri, le tartarughe sono sopravissute al cataclisma che ha portato all’estinzione tutti i grandi rettili presenti sulla superficie terrestre.
Le tartarughe marine sono parenti di quelle terrestri, ritornate all’acqua, alle origini.
Essendo animali preistorici, sopravissuti a tutte le prove cui è stata sottoposta la Terra da quando esse esistono, sono animali estremamente resistenti e pacifici.
Le tartarughe marine hanno una forma perfettamente idrodinamica, gli arti adattati in pinne e retrattili, così come la testa, un carapace robustissimo quasi indistruttibile formato da placche tenaci ma molto leggere che ne avvolge il corpo a eccezione del tenero ventre, e, essendo priva di denti, un becco corneo in grado di spezzare i gusci dei molluschi di cui si ciba.
Questi animali sono molto intelligenti, veloci e possono vivere mediamente fino a cento anni.
In realtà, la tartaruga terrestre più longeva al mondo è nata nel 1756 ed è morta nel 2006 a “soli” 250 anni.
La specie di tartaruga marina più comune è la Caretta Caretta, presente specialmente nel Mar Mediterraneo, per le sue acque calde e profonde.
Le tartarughe, infatti, essendo rettili non possiedono sangue caldo, e la loro temperatura corporea dipende esclusivamente da quella dell’ambiente in cui vivono.
Si cibano principalmente di molluschi e crostacei che trovano sui fondali  e meduse, per queste ragione abitano nelle profondità marine.
Le tartarughe hanno polmoni simili a quelli degli esseri umani, per cui, anche se sono capaci di apnee lunghissime, devono risalire in superficie per prendere aria.
Eppure, dopo milioni di anni che esistono, le tartarughe marine sono in via di estinzione.
Pare impossibile, ma è così.
Ed è a causa dell’uomo.
Le tartarughe marine sono creature tranquille e pacifiche, vivono nelle profondità dei mari e non hanno mai fatto del male all’Uomo.
Invece, l’Uomo ne fa alle tartarughe, e in modo molto serio, che sta preoccupando scienziati, veterinari e biologi marini.
Le cause sono le più varie, ma rischiano di portare all’estinzione una specie che ha attraversato i secoli e i millenni, senza mutare forma o aspetto, o habitat naturale.
Dopo 220 milioni di anni, potrebbe essere proprio l’Uomo a troncare la specie, o quanto meno quella della Caretta Caretta, una delle più minacciate, secondo il WWF.
La principale fonte di morte per le tartarughe nei mari italiani è quella dell’ipotermia.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un continuo e ininterrotto processo di innalzamento del livello del mare e del suo perenne raffreddamento.
Questo è per colpa dell’eccessiva cementificazione e delle emissioni di CO2 , che recano un danno indicibile all’ecosistema marino e ne alterano l’habitat e il modo di vivere.
Se il progressivo raffreddamento delle acque Mediterranee non causa danni per l’Uomo, quelli recati alle tartarughe marine sono immensi.
Essendo creature a sangue freddo, la cui temperatura è instabile e varia a seconda dell’ambiente, l’acqua fredda è mortale per questi animali.
Negli ultimi anni moltissime sono state le tartarughe spiaggiate in stato di ipotermia.
In pratica, l’acqua troppo fredda porta al congelamento delle tartarughe e alla paralisi, con alti rischi di morire.
Così congelate e immobili, al primo cambio della marea le tartarughe vengono spiaggiate.
Morirebbero certamente se non fosse per qualche persona caritatevole e sensibile, che vedendole ridotte in tali condizioni chiama centri specializzati come la Fondazione Cetacea O.N.L.U.S. di Riccione, che raccolgono gli animali per curarli.
Riscaldandoli lentamente e gradualmente, nella maggior parte dei casi, se prese in tempo, le tartarughe possono essere salvate e dopo un periodo di riabilitazione rintrodotte in mare.
Talvolta, però, quando giungono i soccorsi, è ormai troppo tardi e le tartarughe sono già morte, di una morte la cui colpa è attribuibile solo all’inquinamento, e indi all’uomo.
Un’altra causa che fa morire molti di questi antichi animali è direttamente collegata ad un turismo sfrenato, e un’indifferenza che ha qualcosa di orribile.
Quante volte, per esempio, vediamo in acqua galleggiare bottigliette vuote, sacchetti, involucri scartati di merendine, caramelle o cioccolatini, tappi, fili?
Spessissimo.
Questo per colpa di persone senza nessuna civiltà o decoro, senza scrupoli o sensibilità alcuna.
Qual è la necessità di buttare in mare plastica e rifiuti, quando al giorno d’oggi esistono i raccoglitori per l’immondizia e i cestini posti regolarmente anche sulle spiagge?
Non c’è motivo, è solo maleducazione e crudeltà.
Una maleducazione che può avere gravissime ripercussioni, oltre che sull’ambiente, anche sulle tartarughe.
Esse, infatti, sono ghiotte di meduse.
Vedendo in acqua fluttuare e galleggiare cose trasparenti, pensano che siano meduse e le ingoiano.
Spesso inghiottono anche tappi, bottigliette e sacchetti.
Lo stesso avviene per fili, nastri e reti, scambiati per alghe e ingeriti.
Naturalmente, però, lo stomaco di una tartaruga, come quello di qualsiasi altro essere vivente, non è in grado di digerire la plastica, e in tal modo rischiano di soffocare.
Spesso la causa di morte è proprio questa.
Se prese possono essere salvate rimuovendo l’oggetto ingoiato, ma è comunque difficile.
Le tartarughe, inoltre, possono morire a causa delle reti a strascico dei pescatori.
Nutrendosi di molluschi e crostacei che stanno ancorati al fondale, le tartarughe vi passano molto tempo.
Le reti a strascico vengono trascinate dalle imbarcazioni dei pescatori e vengono fatte appunto “strisciare” sul fondale in modo da catturare i pesci che vi sono.
Molto spesso, però, queste reti imbrigliano le tartarughe che stanno mangiando o dormendo sul fondale.
Come abbiamo detto, le tartarughe sono dotate di polmoni esattamente come i nostri, e hanno bisogno di tornare in superficie a respirare per sopravvivere sott’acqua.
Ma rimanendo rinchiuse per sbaglio nelle reti a strascico, questo non è permesso.
Quando la riserva d’aria finisce, le tartarughe sono costrette a ingoiare acqua, e affogano esattamente come annegheremmo noi, ingurgitando acqua che ci riempie i polmoni.
Se non muoiono nelle reti a strascico, muoiono appena dopo, quando, tirate le reti a bordo del peschereccio, i pescatori si accorgono di aver imprigionato una tartaruga.
Molto spesso, senza pensare alle conseguenze, i pescatori prendono le tartarughe e le ributtano subito in mare, talvolta non sapendo che le stanno lanciando incontro a morte certa, senza via d’uscita.
Le tartarughe, infatti, hanno ingoiato acqua e non riescono quasi più a respirare: se vengono ributtate subito in acqua senza essere soccorse, cioè senza aver sputato l’acqua che hanno dentro, una volta in acqua moriranno certamente, in tale stato.
Altre volte, però, i pescatori chiamano la Fondazione Cetacea o qualsiasi altra associazione marina di soccorso, e questi vengono e fatto rigurgitare alla tartaruga l’acqua nella maniera adeguata, poi la ributtano in acqua.
Eppure, a volte questi tranquilli animali vanno incontro, sempre per colpa delle reti a strascico, a una morte ancora  più atroce.
Quando trovano una tartaruga nelle loro reti, pescatori o barcaioli cercano di allontanarle in maniera barbara, vile e crudele, dando loro delle botte con i remi sulla testa.
La cosa disumana è che sanno bene che il cranio delle tartarughe è molto delicato e che così lo sfondano.
Spesso le tartarughe muoiono, in moltissimi casi, direi.
A volte, però, qualcuno chiama un’associazione benefica, che viene a prendere questi animali in fin di vita ridotti in condizioni pietose e a volte senza speranza.
Le tartarughe giungono nei centri in coma, per via del cranio sfondato.
Lì, grazie a operazioni chirurgiche, possono salvarsi.
Giungendo lì immobilizzate, a causa di gravissimi danni neurologici al cervello, c’è bisogno di riabilitazione perché riescano nuovamente a muoversi.
E’ a questo che servono i fisioterapisti, a volte fisioterapisti per umani “convertitesi”, che ora si immergono nelle vasche delle tartarughe e muovono loro gli arti o la testa, così che giungano degli stimoli al cervello.
 Nella maggior parte dei casi funziona, e dopo lunghissimi periodi, le tartarughe riescono a tornare in mare.
Un ultimo caso è quello in cui le tartarughe hanno dei veri e propri “incidenti stradali” in acqua.
A volte, mentre nuotano pacificamente, vengono travolte da un’imbarcazione.
A volte l’urto è fatale.
E’ come e peggio che per un essere umano essere travolto da un camion.
Le eliche delle imbarcazioni sono fatali per le tartarughe marine: il loro guscio è talmente resistente che solo il morso di uno squalo o le eliche di un’imbarcazione possono scalfirlo.
Null’altro al mondo (un’automobile, dei massi scagliati, una frusta, assolutamente nulla) può romperlo.
Trovandosi però sotto la barca, le eliche colpiscono il loro carapace, aprendoci una breccia e ferendo a volte a morte questi animali.
Il problema delle tartarughe, infatti, è che il loro carapace è robustissimo, ma se viene ferito, subito sotto vi si trovano tutti gli organi vitali della tartaruga: il cuore, i polmoni, il fegato, le vertebre, eccetera...
Le eliche, colpendo il guscio esterno e rompendolo, inevitabilmente colpiscono anche gli organi interni, creando gravissime lesioni.
Le tartarughe, così dilaniate, vengono spiaggiate e a volte trovate e portate nei centri di soccorso.
Lì, come negli altri casi, vengono operate e guarite, fino a che non possono tornare a nuotare libere nel loro mare.
Queste sono le ragioni principali che stanno portando le tartarughe all’estinzione.
Nessuno ne ha colpa, se non l’Uomo, che con la sua attività sconsiderata e spesso la sua durezza di cuore gira la testa da un’altra parte davanti alle proprie colpe, senza prendersene la responsabilità.
A pagarne le conseguenze sono gli animali che gli stanno accanto, che senza aver fatto nulla vengono feriti e maltrattati.
Non è atroce che una tartaruga venga dilaniata dalle eliche di una barca?
O che il suo cranio venga sfondato a causa di botte?
Lo è.
Tutti noi possiamo fare in modo che tutto ciò non succeda più.
Sarebbe così facile.
Non costerebbe nessuno sforzo, per esempio, raccogliere la plastica che troviamo sulle spiagge, e salvare la vita di tante tartarughe.
Per noi sarebbe semplice, ma per loro potrebbe fare la differenza.
Non lasciamo che questi animali tranquilli, forti e coraggiosi vengano stroncati proprio da noi.
Lasciamoli in pace, lasciamoli nei loro mari, a nuotare in libertà come dovrebbero.
Non distruggiamo la loro vita.
Perché la vita va preservata.
La vita va preservata sempre.


Già in vacanza, Margherita aveva poi tratto ispirazione per un racconto dalla visita alle Grotte di Frasassi, per lei l'esperienza più emozionante e coinvolgente: essendo piuttosto lungo, lo rimandiamo al prossimo post.

7 commenti:

  1. Margherita ha proprio un dono nello scrivere. Ma anche i fratellini non sono da meno. Complimenti a tutti i bambini, per le parole e per i bellissimi disegni, che ci hanno permesso di guardare le vacanze con i vostri occhi....

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  2. L'articolo di Margherita lascia a bocca aperta, i miei complimenti.
    Con affetto Chiara

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  3. Io ricordavo che la pesca a strascico fosse vietata protetto perché è una modalità che distrugge il fondale e cattura animali non da pesca.complimenti ottimo articolo

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  4. Margherita e fratelli sono stati molto lieti dei vostri commenti, grazie tante!

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  5. Siete Super super super!!!! Grazie Bea

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. come sempre bello leggervi. gli scritti dei ragazzi mi piacciono in modo particolare
    baciotti <3 Sabri

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